Copertina del libro Si gioca una volta sola di Roberto Spateri.
Volume II — Vivere

Si gioca una volta sola

Un’etica della leggerezza e della responsabilità

Saggio filosofico Opera autonoma
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Scheda essenziale
AutoreRoberto Spateri
CollanaL'Umanità Possibile — Materia che pensa
CollocazioneVolume II, “Vivere”.
StatutoOpera autonoma, leggibile senza presupporre altri testi.
RegistroSaggistico elevato, in prima persona, rivolto a un tu.
TesiLa vita va giocata con la serietà e la leggerezza che il bambino possiede per istinto, tenute insieme da ciò che il bambino non ha: la consapevolezza adulta.

Si gioca, e dunque con leggerezza.
Una volta sola, e dunque con tutto se stessi.

Le due affermazioni che il titolo tiene insieme
Concetti chiave

I cardini del volume

Cinque parti e diciannove capitoli, dal tavolo di casa fino al congedo finale. Questi sono i nodi attorno a cui il libro si costruisce.

La leggerezza dell'adulto consapevole

Una terza cosa, distinta tanto dalla leggerezza incosciente dell'infanzia quanto dalla pesantezza angosciata dell'adulto. Non è un premio da guadagnare dopo aver affrontato la realtà: è la condizione per affrontarla bene.

Il giocatore e i dadi

Distinguere ciò che dipende da noi da ciò che non dipende. Un confine antico da riconoscere, che restituisce le energie spese a rimuginare su ciò che nessuno governava.

La camera di risonanza

L'altro come condizione perché ciò che viviamo acquisti senso: senza di lui ogni gioia resta dimezzata e ogni dolore resta grezzo. La leggerezza si compie nella relazione o non si compie.

Come leggerlo

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Le edizioni si trovano anche cercando Si gioca una volta sola su Amazon.it. ISBN della copertina flessibile: 9798190235555.

Sinossi

C'è una partita che si gioca una volta sola, e la stiamo giocando adesso: è la nostra vita. Ogni bambino conosce un gesto che noi abbiamo disimparato. Quando la partita finisce si riprendono le pedine, si chiude la scatola e si torna a essere persone. Ritrovare quel gesto da adulti, con la consapevolezza che il bambino non aveva, è forse la cosa più utile che si possa imparare.

Si gioca una volta sola invita a guardare la propria vita come si guarda una partita bella: con dedizione totale e con animo leggero, tenendo insieme due cose che ci hanno insegnato a credere incompatibili.

Che cosa dipende da te. Ogni partita mescola le decisioni e i dadi. Imparare a distinguerle è una forma di saggezza antica, e restituisce energie sorprendenti: quelle che si spendono a rimuginare su ciò che nessuno governava. Chi ritrova quel confine ritrova insieme la propria misura e la propria pace.

Crescere attraverso ciò che accade. La sconfitta è un evento, e può diventare un reagente: una di quelle cose che, attraversate con lucidità, lasciano più profondità di quanta ne avessero trovata. Da qui le domande che il libro attraversa: quando insistere e quando lasciare andare, come si distingue la tenacia dall'accanimento, che cosa fiorisce dopo un fallimento quando smettiamo di trattarlo come una sentenza.

Il modo in cui giochi dice chi sei. Come tieni il denaro, come reagisci alla fortuna, come tratti chi sta perdendo: sono cose che riguardano te, prima ancora del tabellone. L'integrità del giocatore regge ogni rapporto che duri nel tempo, ed è la forma più concreta che il rispetto di sé possa prendere.

Si gioca sempre insieme. Christopher McCandless lasciò tutto per cercare in Alaska una libertà assoluta, e scoprì che la felicità è reale soltanto quando è condivisa. L'altro è la camera di risonanza che rende intera ogni gioia e sopportabile ogni dolore. Chi ti siede di fronte è un essere umano prima di essere un avversario, e da questa semplice inversione dello sguardo nasce l'empatia.

La tua sensibilità è una risorsa. Chi sente il peso delle cose lo vive spesso come una fragilità. Queste pagine mostrano il contrario: è proprio quella sensibilità a rendere possibile la leggerezza vera, quella che guarda la realtà negli occhi e sceglie comunque la gioia.

La serenità è contagiosa. Chi impara a stare dentro le tempeste senza diventare la tempesta se ne accorge dagli altri prima che da sé: in una stanza di persone in allarme diventa il punto a cui ci si rivolge quando il vento si alza. È così che una sensibilità individuale diventa un bene comune, e che il modo di giocare di una persona sola cambia, senza proclami, la partita di tutti.

Che cosa ha senso fare. Quando la scatola si chiude, la sola valuta che conserva valore è quella che nessuno conta. È un criterio prima che una consolazione: aiuta a decidere dove mettere gli anni e quali partite meritino di essere giocate. Ci assegnano molti ruoli e li interpretiamo tutti; giocarli con leggerezza significa ricordare che sotto ogni maschera c'è un attore, e che l'attore vale più della parte.

Il libro affronta anche la domanda più alta: che cosa possa insegnarci, sul congedo e sulla dignità, chi ha fatto della fine una forma compiuta.

Il titolo custodisce due affermazioni inseparabili. Si gioca, e dunque con leggerezza, senza accanirsi. Una volta sola, e dunque con tutto se stessi, perché non ci sarà una seconda mano in cui rimediare.

Come è fatto

Cinque parti. L'incantesimo della serietà ricostruisce come la serietà onnipresente sia diventata una sovrastruttura culturale invece che una natura. Il tabellone come specchio usa il gioco da tavolo come modello dell'esistenza sociale, con l'egocentrico che vince e resta solo e l'empatico che tiene il gioco giocabile per tutti.

Le regole non scritte attraversa i dadi, la sconfitta, la paura, l'accanimento e l'integrità — la regola su cui poggiano tutte le altre. Giocare con gli altri porta la leggerezza dentro la relazione. L'ultima mano arriva al congedo e alla dignità con cui ci si alza dal tavolo.

Nulla di consolatorio: la leggerezza proposta guarda in faccia lutti, fallimenti, ingiustizie e perdite, e sceglie comunque la gioia — insieme alla consapevolezza, mai al suo posto.

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Dove si colloca

La collana: L'Umanità Possibile

Si gioca una volta sola è il secondo dei quattro saggi della tetralogia. Ogni volume si legge da solo; insieme disegnano un unico movimento.

I quattro saggi e il percorso che li lega: dall'io al noi, dall'interiorità all'umanità.
Approfondimento — la collana per intero

L'Umanità Possibile — Materia che pensa. Una tetralogia di Roberto Spateri.

Siamo l'universo diventato cosciente di sé: polvere di stelle capace di guardarsi, di soffrire, di scegliere. Da questa constatazione nasce una domanda che attraversa quattro libri: se siamo materia che ha imparato a pensare, che cosa possiamo diventare?

L'Umanità Possibile non descrive ciò che siamo. Ipotizza ciò che potremmo essere. Quattro libri, e un cerchio che si allarga: il primo ti tiene dentro di te, il secondo ti mette davanti a un altro, il terzo dentro una comunità, il quarto davanti al tutto. I primi tre dicono come si vive, in tre parole: comprendere, vivere, costruire. All'ultimo gradino il cerchio non può allargarsi oltre, la direzione cambia, e la domanda diventa perché.

Ogni volume è un'opera autonoma: si legge da sé, e nessuno è la premessa di un altro. Ma insieme disegnano un unico movimento.

Comprendere — L'Equità Universale. Il primo volume cerca la legge che regge il reale. La sofferenza, la perdita, il limite non sono scarti dell'esistenza: sono reagenti, portano dentro di sé le condizioni della crescita. È la legge della bilancia — fisica, non giuridica: nessuno la applica, chi la ignora non ne raccoglie i frutti. Da qui l'equilibrio dinamico tra Volontà e Anima, e un'equità che è condizione dell'essere e non calcolo. Una filosofia del limite e della trasformazione, con il kintsugi come immagine guida: la crepa non si nasconde, si riempie d'oro.

Vivere — Si gioca una volta sola. Il secondo volume porta quella legge nella singola esistenza. La vita chiede insieme la serietà totale e la leggerezza che il bambino possiede per istinto, tenute insieme da ciò che il bambino non ha: la consapevolezza adulta. Si gioca, dunque leggerezza; una volta sola, dunque serietà. Nulla di consolatorio — si guardano in faccia lutti, fallimenti, perdite — e si sceglie comunque la gioia. Un'etica dove l'altro è la camera di risonanza senza cui ogni gioia resta dimezzata e ogni dolore grezzo.

Costruire — Il Cuore e il Cervello. Il terzo volume dà forma di comunità alle prime due. Sinistra e destra come cuore e cervello: funzioni complementari di uno stesso organismo, non nemici. Da qui la distinzione decisiva tra una destra oscurantista e nichilista — chiusa, spaventata, senza orizzonte — e una destra evoluta, definita da culto della scoperta, apertura cosmica, empatia e missione. Non un manifesto astratto, ma dodici riforme-bandiera concrete e finanziabili.

Risalire — In Viaggio verso Dio. Il quarto volume osserva che l'universo ha la forma di una partita: regole rigide, uniformi, leggibili da chi le studi, poste da chi ha voluto che l'universo fosse. Il campo è tutto ciò che esiste, la posta è la conoscenza, i giocatori le intelligenze che quel campo produce. Una teologia per via deduttiva, che non chiede di credere ma di osservare: se l'autore tace, è perché una rivelazione trasformerebbe la conquista in notifica. Non è un gradino oltre gli altri tre. È la verticale che li attraversa, e da sola non basterebbe a nulla.

Un filo unico lega i quattro libri. La stessa bilancia — legge del reale, poi postura individuale, infine criterio politico. Lo stesso equilibrio, che non è un punto conquistato ma una tenuta. La stessa idea dell'altro come condizione, non ostacolo. E la stessa scommessa: che la coscienza umana, evento raro e forse unico nell'universo conosciuto, meriti di essere presa sul serio fino in fondo.

Quattro case sulla stessa strada, ciascuna con la propria porta, mai stanze da attraversare per arrivare alla propria.

Roberto Spateri viene dalla società civile, non dalla politica. Ha fatto molti mestieri, e nessuno lo definisce; scrive nel tempo libero un'opera intellettualmente ambiziosa, consapevole dei propri limiti e deciso a tentarla comunque.

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